Lo sguardo: un’occasione di incontro nelle lezioni di teatro a scuola
Ti sei mai chiesta come si possa lavorare sulla relazione attraverso il movimento? Nel mio metodo del teatro psicomotorio, la relazione è il cuore pulsante di ogni esperienza.
Non propongo mai esercizi fine a se stessi, ma vere e proprie occasioni per risvegliare l’ascolto, l’attenzione, la fiducia e la presenza. E tra questi, c’è uno strumento che trovo particolarmente potente nella sua semplicità: l’esercizio dello specchio.

L’esercizio dello specchio: più di un semplice gioco
Come funziona? Due persone si posizionano faccia a faccia: una guida i movimenti, l’altra li segue cercando di replicarli il più fedelmente possibile. Questo schema così semplice nasconde una ricchezza straordinaria. Chi fa lo specchio è “costretto” a guardare con attenzione il compagno, a osservarne ogni gesto, a sincronizzarsi completamente. È un lavoro profondo sulla propriocezione, sulla coordinazione e sulla precisione del movimento.
Ho visto bambini trasformarsi durante questo esercizio. All’inizio distratti e imprecisi, poi sempre più concentrati e presenti. È una forma di educazione alla motilità fine, dove la consapevolezza corporea incontra la cura del dettaglio.
La lentezza come chiave del successo
Per rendere questo esercizio davvero efficace, insegno sempre a muoversi lentamente, con gesti chiari, fluidi, replicabili. Chi guida deve imparare a modulare la velocità, a fare attenzione alla qualità del proprio movimento. Niente scatti improvvisi o accelerazioni che metterebbero in difficoltà il compagno.
È bellissimo vedere come questo semplice esercizio insegni ai bambini (ma anche agli adulti!) a prendersi cura dell’altro. Si impara che essere precisi non serve a essere perfetti, ma a permettere all’altro di trovarsi, di riuscire, di essere in relazione con noi.
Cosa succede durante l’esercizio dello specchio?
La concentrazione aumenta enormemente. Cresce la capacità di prevedere il risultato dei propri movimenti. Si stimola la fantasia nella creazione di nuovi gesti. Ho visto gruppi di bambini trasformare questo esercizio in danza, in gioco, in un linguaggio non verbale tutto loro. Ogni gesto diventa occasione di scoperta.
Lo sguardo: una porta sull’anima
Un altro aspetto fondamentale delle nostre lezioni di teatro psicomotorio è lo sguardo. In alcuni momenti chiedo ai partecipanti di guardarsi negli occhi per svolgere correttamente l’esercizio. E questo, lo so bene, può generare imbarazzo, disagio, timidezza. Soprattutto nei bambini più introversi, ma anche in moltissimi adulti.
Eppure è proprio attraversando questa soglia emotiva che possiamo crescere davvero. Guardare e lasciarsi guardare è un atto di vulnerabilità e insieme di grande forza: ci aiuta a riconoscere che l’altro è come noi, con le sue insicurezze, le sue emozioni, la sua umanità.
Perché questi esercizi sono rivoluzionari oggi?
In un mondo sempre più virtuale, dove siamo abituati agli schermi e spesso alla solitudine, questi esercizi semplici diventano quasi rivoluzionari. C’è una grande sete di sguardi autentici, di relazioni vere, di quella magia che si accende quando due esseri umani si incontrano davvero.
Il teatro psicomotorio custodisce questa magia e la offre come dono prezioso: uno sguardo alla volta, un gesto alla volta, un incontro alla volta.
E tu, hai mai sperimentato la potenza di uno sguardo consapevole?
Sono Marzia Laini, attrice ed educatrice alla teatralità. Insegno teatro nelle scuole da molti anni e nel corso dei miei laboratori ho ideato il metodo del “teatro psicomotorio”.
Se sei un’insegnante e vuoi conoscere questo approccio puoi candidarti al mio corso di drammatizzazione per le scuole.

