Che cos’è il Teatro Psicomotorio
Il teatro, nei contesti educativi, è prima di tutto uno strumento.
È un’arte a tutto tondo che coinvolge il corpo, il movimento, il pensiero, la voce, le emozioni, il mondo interiore, la fantasia. Per questo può aiutare bambini e ragazzi a conoscersi, a evolversi, a trovare nuove possibilità di espressione e nuovi modi di stare con gli altri.
E il teatro, soprattutto, si fa in gruppo.

Il Teatro Psicomotorio parte da tre elementi essenziali:
lo spazio, il tempo e il gruppo.
Tre elementi che, nella loro povertà di materia e di materiali, rappresentano una grandissima ricchezza, perché ci portano all’essenza di quello che siamo, di quello che facciamo e, soprattutto, di come lo facciamo.
Basta chiedere a un gruppo di bambini di fare un cerchio.
Come si muovono nello spazio?
Chi parte per primo? Chi segue?
Chi conduce? Chi non ascolta?
Chi osserva? Chi aspetta?
Chi occupa molto spazio e chi quasi scompare?
Un gesto apparentemente semplicissimo racconta moltissimo del singolo e del gruppo.
Il lavoro del Teatro Psicomotorio parte da qui: dal movimento e dall’osservazione di ciò che accade, per accompagnare progressivamente il gruppo verso una maggiore coesione, fiducia e possibilità di espressione libera, nel rispetto totale degli altri.
Significa sviluppare la consapevolezza di sé e del proprio corpo, imparare a osservare gli altri, stimolare l’intelligenza emotiva, la propriocezione, la coordinazione, l’ascolto.
Tutto questo appartiene all’arte dell’attore e all’arte del teatro: non si può pensare di fare teatro senza essere consapevoli del corpo, dello spazio, delle emozioni, di chi ci guarda, del proprio mondo interiore.
Ma, prima ancora di appartenere al teatro, tutto questo appartiene all’essere umano.
Raramente abbiamo la possibilità di fermarci e sperimentare queste dinamiche per quello che sono.
Muoversi nello spazio senza dover coprire i punti di un campo da calcio o di pallavolo. Coordinarsi con gli altri senza dover vincere una partita. Essere leader e follower. Trovare un tempo che non sia soltanto il proprio, ma che comprenda il proprio e quello degli altri, fino a diventare un tempo di gruppo.
Gestire la frustrazione di dover attendere, ma anche l’adrenalina di doversi buttare.
Condurre e lasciarsi condurre.
Prendere spazio e sapersi fare da parte.
Essere soli e, nello stesso momento, essere parte di qualcosa.
Sono capacità profondamente umane che oggi abbiamo poche occasioni di coltivare, e di cui abbiamo invece un estremo bisogno.
Il Teatro Psicomotorio parte proprio da qui: dal movimento e dall’anima.
Su questa base si costruisce poi tutto ciò che appartiene più immediatamente al teatro: la creatività, l’espressione, la voce, il personaggio, la relazione con il pubblico, la capacità di raccontare e costruire insieme una storia.
Ma non necessariamente bisogna arrivare fin lì.
Ci si può anche fermare prima, ed è già molto.
Per una classe, avere la possibilità di sperimentarsi attraverso questi giochi e questi esercizi, di muoversi insieme, osservare gli altri, ascoltare, aspettare, condurre e lasciarsi condurre, occupare lo spazio e trovare un tempo comune, significa già fare un’esperienza importante.
Non è necessario arrivare a uno spettacolo perché il teatro abbia fatto il suo lavoro.
A volte il teatro è proprio questo: avere a disposizione uno spazio, un tempo e un gruppo e sperimentare, attraverso il gioco, un modo diverso di stare con se stessi e con gli altri.
